ATTENZIONE allo spirito
Ciò che sto per dire è frutto di una storia Instagram che mi ha fatto sinceramente pensare e rivalutare certe idee che si aggirano per la rete social.
L'account in questione (come da immagine) il 22 gennaio 2026 pubblica una storia divisa in parti. Per quanto mi riguarda, a livello personale, la persona che gestisce l'account e che scrive, gode di una mia sincera e forte stima: è una persona colta, di raffinata attenzione per il cinema d'autore e artistico. La linea editoriale dello stesso è ottima, qualcuno potrebbe dire sanguigna, io dico appassionata: una tale passione per il sociale, il politico e la cultura credevo essere ormai peculiarità più che morente, tant'é che spesso e volentieri mi sentivo l'ultimo dei romantici in tal senso. Non nascondo che il 99% dei suoi post mi trovano d'accordo.
C'è però, secondo me, nella narrazione di questo tipo un senso alterato delle cose. Probabilmente non sono la persona più indicata a dare opinioni in merito in quanto convinto europeista ma resistente, se non fortemente critico, nei confronti di narrazioni pro-USA e pro-SinoRussia. Il concetto che sembra filtrare, attraverso una passione simile, non rabbia come afferma il nostro nell'ultima immagine, potrebbe portare a uno scadimento linguistico personale (l'infelice scelta del "vassallo con un po' di dignità" denota quasi una forma non tanto diversa dalla narrazione pro-USA, quasi attribuendo a un sistema politico governativo come quello cinese uno status di democrazia, cosa che nei fatti non è) che va a corrodere il pensiero critico e ad alterare la percezione dei fenomeni nel loro insieme. Non solo lui, ma anche io, così come altri "osservatori", appassionati, cercatori, che si immettono volenti o nolenti nel flusso informativo della politica, della società, e della cultura, sono lo zeitgeist degli anni '20 del 2000. Siamo nel giusto? Siamo nel torto? Difficile dirlo con certezza matematica ora. Ciò che mi sento sinceramente di dire è: guardiamoci dalla tifoseria alla maniera di guerra fredda. Il mondo non è diviso in blocchi, ma siamo noi ad avere palizzate che ci ingabbiano, non esiste nessuna cultura bianca occidentale violenta, non esiste nessuna cultura orientale (dire poi orientale è di per sé riduttivo perché alla fine l'oriente, come occidente, nei termini politico/umanistici, sono costrutti logico lessicali e non geografici/scientifici) superiore o meno violenta o guerriera. Non esiste la cultura woke, non esiste la cultura nera, non esiste la cultura di destra o sinistra. Esiste l'uomo, nelle sue imperfezioni, nelle sue vette, nei suoi abissi. Continuare la tifoseria, la visione in blocchi del mondo, affermando che ci sono o meno vassalli, gente con meno o più dignità solo perché parteggia per uno o per l'altro blocco, è essa stessa una violenza contro il concetto di cultura umana, contro l'essere umano in sé che è fatto di dissidi, di incontri, di scontri, di tesi, di antitesi e di sintesi.
Rimanendo nello spirito di Taurus "Da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini" - Jurij Gagarin.